Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro: giusto qualche assaggio delle accuse di cui la famiglia Riva, proprietaria delle acciaierie, dovrà rispondere. In realtà non è la prima volta che il gruppo industriale finisce nel mirino degli inquirenti, anche perchè la dispersione di diossina e mercurio ben oltre i limiti consentiti va avanti da tempo immemore, come è già stato più volte accertato: si parla di percentuali altissime di giovani neoassunti che dopo pochissimo tempo contraggono malattie gravi (tumori, leucemie etc) dalle quali difficilmente riescono a guarire, nonostante chemio e radarterapia (è infatti stato dimostrato come nei soggetti più giovani questo tipo di malattie abbia un decorso rapidissimo). Le rilevazioni effettuate dall'Arpa in proposito sono più che eloquenti, e certo non sembra essere una coincidenza che i quartieri limitrofi allo stabilimento siano stati oggetto di un vero e proprio sterminio.
Sono serviti a poco i richiami della Regione e delle autorità competenti ad abbassare il livello della diossina al di sotto dei livelli europei consentiti. Vendola stesso ha fatto della questione Ilva una delle colonne portanti della sua campagna elettorale, e d'altra parte forse un po' tutta la politica italiana avrebbe dovuto svegliarsi, visto che l'8,8% della diossina prodotta in Europa è un gentile cadeau della famiglia Riva.
Grazie alle meline dell'Unione Europea (ma in generale di tutte le istituzioni e autorità competenti) e alle sue procedure di infrazione che sostanzialmente hanno effetti concreti quasi quanto un bruco che tenta di fare il solletico a un elefante, grazie alle condanne penali in tutti i gradi possibili che i Riva hanno ricevuto, ma che grazie alla giustizia italiana fatta di indulti, indultini e prescrizioni probabilmente sono servite solo a rendere più linda e pulita la fedina penale dei nostri, ecco a cosa siamo arrivati: nel 2011, la grande rivelazione shock sulla Gazzetta: di diossina si muore. e si morirà almeno nei prossimi 3 decenni, almeno a Taranto e dintorni.
Qualcuno però lo aveva detto, tra le righe.
Nessun commento:
Posta un commento